I paradossi dei clienti

Mia mamma è una giovane signora di quasi 85 anni che è stata forgiata dalla concretezza della vita (a incominciare dalla guerra in poi) e mi ha insegnato a mantenere lo spirito semplice, tipico anche dei bambini. La parte più interessante del metodo di mia madre sono le domande “pure” che mi lasciano a volte spiazzato. E allora ho provato ad applicare questo modo di ragionare al mondo della finanza per capire quali sono i paradossi che hanno in mente i clienti e ai quali tutti i giorni dobbiamo rispondere. 

Domande che farebbe mia mamma se parlasse in “bancariese”:

1.       È vero che trasferire i risparmi di 24 milioni di famiglie italiane che oggi rappresentano circa l’80% delle fonti di finanziamento delle banche a poche centinaia di gestori (SGR Assicurazioni ecc.) soprattutto stranieri, renderebbe il settore bancario piò solido? o invece lo esporrebbe a condizionamenti dettati da pochi soggetti, paradossalmente usando i soldi dei loro stessi clienti?

2.       È vero che il risparmio gestito negli ultimi trent’anni ha creato più valore per i risparmiatori?

3.       È vero che gli algoritmi sono pensati in funzione delle caratteristiche dei clienti?

4.       È vero che il risparmio gestito ha mitigato l’impatto delle crisi finanziarie o invece la concentrazione presso pochi operatori ha generato l’effetto opposto?

5.       È vero che il risparmio gestito ha aiutato le aziende nelle quali ha investito le risorse raccolte dai risparmiatori per ottenere uno sviluppo migliore e più solido? o ha spinto le aziende a ricercare l’utile anziché la crescita sostenibile?

A questo punto ho detto “Mamma sono sufficienti, basta così grazie!” e me ne sono andato a pensare alle risposte.

Era una domenica di gennaio fredda e uggiosa e per rilassarmi, dopo lo stress di mamma, mi sono messo a leggere un libro di Pether Thiel intitolato “da zero a uno”, che pare essere un cult nel mondo delle start-up, scritto da uno dei fondatori di pay pal. E ad un certo punto trovo queste frasi

“La finanza è l’unico modo per fare denaro quando non si ha alcuna idea su come creare ricchezza”

E poi a pag 73 “All’interno della finanza tutto è indefinito e condizionato da una visione ottimistica altrimenti non ci si metterebbe a investire sui mercati se ci si aspettasse di perdere, peccato che il presupposto fondamentale è che il mercato è casuale. L’indefinitezza della finanza può assumere toni bizzarri. Pensate a quello che succede quando imprenditori di successo vendono le loro società. Che cosa fanno col loro denaro? In un mondo finanziarizzato, di solito funziona così:

–          I fondatori non sanno cosa farsene del denaro quindi lo affidano ad una grande banca

–          I banchieri non sanno come usarlo, quindi lo diversificano spalmandolo su un portafoglio di investitori istituzionali;

–          Gli investitori istituzionali non sanno che fare dei capitali che gestiscono, quindi li diversificano ammassando un portafoglio di titoli;

–          Le società tentano di incrementare il prezzo delle loro azioni, generando cash flow disponibile. Se ci riescono staccano dividendi e si ricomprano le azioni (ad un prezzo più alto) e il ciclo riparte.

In qualsiasi punto della catena, nessuno sa cosa fare del denaro nell’economia reale, ma in un mondo indefinito le persone preferiscono veramente le opzioni illimitate, il denaro vale più di qualsiasi cosa possiate fare con esso. Solo in un futuro definito il denaro è un mezzo per un fine, non un fine in se stesso.”

E ancora incalza a pag 94 “ Persino i migliori investitori hanno un portafoglio, ma quelli che comprendono la legge di potenza, fanno meno investimenti possibile. Il genere di portafoglio suggerito dal senso comune e dalle convenzioni finanziarie, invece, considera la diversificazione delle scommesse come un punto di forza. Più diversificate, più si ritiene che vi siate protetti contro l’incertezza del futuro” (Infatti la storia della ricchezza degli italiani dice il contrario. Siamo diventati ricchi concentrando i nostri risparmi su pochi asset.)

E per finire, il colpo finale “In finanza si ha fede nella efficienza dei mercati…” 

Ho chiuso il libro e mi sono messo a guardare un film con il dubbio che i clienti siano un po’ come mia mamma?!

Antonio Meleleo #FinHuman

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *